Cosa sono i relays: Come funzionano e perché sono fondamentali nella gestione dei circuiti?
Negli impianti elettrici moderni, il punto non è solo “portare corrente”, ma gestirla nel modo giusto, nel momento giusto e senza mettere sotto stress il resto del sistema. Con l’arrivo di sempre più elettronica a bordo e con la richiesta di prestazioni superiori, anche un componente apparentemente semplice come un relay diventa centrale nella progettazione e nella manutenzione.Un relè lavora spesso in modo continuo, dietro le quinte, ma il suo ruolo è chiaro: aprire e chiudere circuiti di carico in modo sicuro, riducendo il rischio di surriscaldamenti e malfunzionamenti.

Cosa fa un relay, in pratica
In ambito automotive i relays vengono utilizzati per comandare circuiti con tensioni nominali tipiche da 12 a 24 V.
Il vantaggio è che possono gestire correnti importanti senza “scaricare” il peso del carico sui comandi o sui circuiti di controllo. In altre parole: il comando resta leggero e sicuro, mentre il relè gestisce la parte più impegnativa.
Correnti elevate: quando il componente deve reggere sul serio
In base all’applicazione, un relay può arrivare a supportare correnti nominali fino a 200 A. Questo significa che non parliamo di un componente “generico”, ma di un elemento che deve essere scelto con criterio, valutando:
- potenza richiesta dal carico
- condizioni di utilizzo (servizio continuo, cicli frequenti, vibrazioni)
- spazio e collocazione sul mezzo
Perché dimensioni e amperaggi non sono numeri messi lì: sono legati a come e dove il relè lavorerà ogni giorno.
Resistenza o diodo: protezione dei circuiti e stabilità
In alcune configurazioni, i relays possono essere forniti con resistenza o diodo, su richiesta.
Il senso è ridurre o annullare i picchi di tensione che possono comparire durante il funzionamento:
- una resistenza aiuta a ridurre i picchi
- il diodo può annullare potenziali picchi e inversioni
La scelta dipende dal tipo di impianto e dalla sensibilità dei componenti collegati.
Una nota utile: relays, interruttori e pulsanti
In molte catalogazioni “storiche”, la sezione dedicata ai relays includeva anche interruttori e pulsanti, perché parliamo comunque di componenti legati alla gestione dei circuiti.
Oggi è più comune trattarli come famiglie separate, ma il concetto resta: lavorano nella stessa area funzionale, cioè controllo e comando dell’energia elettrica sul mezzo.
Tenuta stagna: quando l’ambiente è parte del problema
Come avviene per connettori e portafusibili, anche per i relays esistono versioni a tenuta stagna, pensate per garantire un grado di protezione IP67.
È una scelta particolarmente sensata quando il relè deve operare in condizioni gravose: umidità, polvere, lavaggi, vibrazioni e utilizzo intenso tipico di veicoli speciali, mezzi agricoli e movimento terra.
In conclusione
I relays sono componenti chiave per la gestione dei circuiti automotive: consentono di comandare carichi importanti con sicurezza e stabilità, riducendo stress sull’impianto e rischi di malfunzionamento.
Scegliere la soluzione corretta significa considerare applicazione, amperaggio, collocazione e livello di protezione richiesto, soprattutto quando l’ambiente di lavoro è impegnativo.
FAQ – Domande frequenti sui relays
Q: A cosa serve un relay in un impianto automotive?
A: Serve a controllare l’apertura e la chiusura di un circuito di carico, gestendo correnti elevate senza gravare sui circuiti di comando.
Q: Quali tensioni e correnti gestiscono i relays?
A: In ambito automotive tipicamente 12–24 V, con correnti nominali che possono arrivare fino a 200 A a seconda dell’applicazione.
Q: Quando scegliere un relay con resistenza o con diodo?
A: Quando serve gestire i picchi di tensione o prevenire inversioni: la scelta dipende dal progetto e dai componenti collegati.
Q: Ha senso usare relays a tenuta stagna?
A: Sì, soprattutto in ambienti gravosi: la tenuta stagna (es. IP67) aiuta a proteggere il componente da umidità, polvere e contaminanti